Storia

”Non omnis arbusta iuvant humilesque myricae
si canimus silvas, silvae sint consulae dignae”
(Virgilio, Bucolica IV, vv. 1-2)


STORIA DELLA CHIESA E DEL MONASTERO

a cura della Prof. ssa Maria Lucia Menegatti

La prima sede delle Monache Cappuccine

La prima sede delle Capppuccine fu in una casa appartenuta alla famiglia Turchi nel luogo detto la “Volta del Turco” tra la Via Grande e la chiesa di San Michele, oggi sconsacrata. Qui le tre suore Chiara Bonomi, Bonaventura Morandini e Agnese Beltrami, giunte in città da Venezia nel 1607, quando la Laguna fu colpita dalla scomunica di Paolo V, si riunirono in vita comunitaria nel 1609, con il permesso del vescovo Giovanni Fontana e grazie all’interessamento dei nobili ferraresi Scipione Gualenghi e Annibale Turchi. Lo stesso Fontana consacrò la chiesa il 3 febbraio 1609, dedicandola a Santa Chiara, e il 21 marzo successivo le monache (in tutto quattordici) accompagnate dal vescovo, dal giudice dei Savi Ferrante Trotti e da grande moltitudine di popolo, vi fecero il loro ingresso. Nella primigenia chiesa, secondo Marc’Antonio Guarini (1621), vi era un altare «eretto in titolo a S. Giovambattista dedicato, e dotato da Giovambattista Magagnino detto il Farina buon pittore Ferrarese, al quale vi si celebra d’obbligo».

La nuova sede in Corso della Giovecca

Andrea Borsetti (1670) annota che di lì a poco, essendo le religiose inferme a causa «dell’angustia del luogo» e dell’aria insalubre, si decise di trasferirle in altro luogo, in «un’altra Chiesa, e Convento» appositamente fabbricati. Furono scelte una casa del conte Federico Montecuccoli e una casa del signor Trinaldi lungo il Corso della Giovecca, a pochi metri dall’oratorio delle Zitelle di Santa Barbara. Il progetto fu affidato all’architetto ravennate Luca Danesi (1598-1672) e la prima pietra fu posta il 16 giugno 1641 dal cardinale legato Marzio Ginetti. La costruzione fu resa possibile grazie al cospicuo concorso di elemosine e al sostegno determinante di Guido Di Bagno, allora generale delle armi di Santa Chiesa in Ferrara, e di Ascanio Pio di Savoia (1587-1649) il quale seguì personalmente la «fabbrica, della quale era deputato Fabriciere Cesare Mazzarelli». Quest’ultimo, direttore dei lavori, fu poi sepolto nella chiesa stessa (Barotti, ms., sec. XVIII). Il conte Ottavio Estense Tassoni, giudice dei Savi nel 1645 e nel 1646, si prodigò per agevolare i lavori che procedettero speditamente (Maresti, 1683), tanto che il 14 maggio 1646 le religiose fecero il loro ingresso nel nuovo convento. Borsetti racconta che monsignor Giovanni Paolo Bonafè, vicario del vescovo, assieme al confessore delle Cappuccine don Girolamo Boschetti e ad altri sacerdoti si portarono al vecchio convento

«con un numero sufficiente di Carrozze per levare le Madri, le quali alla Porta del Monastero tutte coperte entrarono nelle Carrozze, eccettuatane due, che per l’infermità furono portate in Seggie da brazzo, […] e trasferitisi tutti al nuovo Convenro (sic), entrorno in Chiesa, dove era il Cardinale Vescovo [Francesco Maria Machiavelli] pontificalmente vestito, sotto il Baldachino; qui fatta orazione dalle Madri, e pigliata la Beneditione dal Signor Cardinale, fu intonato il Te Deum dal Confessore, ripigliato dalle Monache uscirono di Chiesa a due a due, con la Croce avanti, e circondato la Piazzetta d’avanti con un poco di Processione, con giubilo universale, furono introdotte nel nuovo Monastero […]».

Le monache trasportarono nella nuova sede le ossa delle consorelle defunte. La famiglia Gandini, che acquistò il complesso di Santa Chiara, vi fece trasportare (Scalabrini, 1773; Gruppioni, 2011) le ossa di Livia Obizzi Turchi, collocate davanti all’altare maggiore, e quelle di Virginia Borsetti, collocate a destra dell’ingresso, immediatamente dentro la Porta. Entrambe le donne erano state in vita grandi benefattrici delle Monache. Non appena le monache lasciarono la primigenia collocazione, per volontà del cardinale legato, si cominciò a distruggere la Torre della famiglia Turchi «vicino alla chiesa di San Michele, ove prima era il convento delle Capuccine» (Maresti, 1683).

La Chiesa, con pianta a aula e con tre altari, fu consacrata il 29 ottobre 1673 dal cardinale Carlo Cerri, vescovo di Ferrara. Il 7 giugno 1753 le monache furono affiliate all’Ordine dei Minori Cappuccini. Nel 1765, fu sepolto sul sagrato don Giuseppe Squarzoni, sacerdote e dottore in legge, grande benefattore delle monache (Ughi, 1804), che a proprie spese ornò gli altari della chiesa di «ben intese intrecciature di variati, e semplici legni achitettati, con sedilj, e genuflessori intorno con somma, ed altrettanto umile polizìa» (Scalabrini, 1773).

In seguito alle soppressioni napoleoniche, il 12 maggio 1810 il monastero fu chiuso anche se le monache ottennero di rimanervi dietro pagamento di un affitto e la chiesa divenne sussidiaria della parrocchia di San Gregorio fino al 1816; l’8 settembre 1817 fu poi ripristinata la clausura. Nel 1825 il conte Camillo Trotti, sindaco del monastero, promosse lavori nel parlatorio, risistemandone anche gli arredi. Il 7 aprile 1837 fu eretta nella chiesa interna la Via Crucis. Nel 1846, mentre era abbadessa Madre Maria Arcangela del Sacro Cuore, al secolo Chiara Folchini da Crespino, la chiesa fu sottoposta a un restauro generale che interessò anche la facciata e le adiacenze. Altre migliorie nel monastero furono promosse e finanziate dal marchese Alessandro Fiaschi, per cinquant’anni sindaco della comunità, morto nel 1851. Il vescovo Stabellini benedì il 6 aprile 1853 la nuova campana, fusa a Bologna da Clemente Brighenti e donata dal cavaliere conte Silvestro Camerini, che vi spese 25.06 scudi (Lombardi, 1975). L’11 luglio 1857 il monastero ricevette la visita di papa Pio IX, che fu accolto dal conte Camillo Trotti (Ragguaglio, 1857). Nel 1863 fu eretta la Via Crucis nell’Infermeria; l’anno successivo in ottemperanza alle disposizioni testamentarie del Sig. Viscardi, furono poste nel coro le «14 Stazioni della S. Via Crucis dipinte a olio sulla tela e poste in cornici di legno nero», lasciate dal testatore (Lombardi, 1975). Dall’ottobre del 1865, per disposizione della Prefettura di Ferrara, le religiose defunte non furono più sepolte nel monastero, ma nel cimitero comunale cittadino. Altri lavori di restauro alla casa del Cappellano, alla sagrestia e alla chiesa sono segnalati nel 1879-1880; alla chiesa e al convento nel 1897-1898, con la direzione dell’ingegnere Lorenzo Dotti; nel 1907 i restauri interessarono la chiesa, la facciata e la piazzetta antistante con la casa del custode. Il monastero fu di nuovo soppresso nel 1866 e gli edifici incamerati dal Demanio che nel 1896 cedette Chiesa e campanile al vescovo di Ferrara; nello stesso anno i locali del monastero furono ricomprati all’asta dalle Cappuccine.

La storia recente

Nel 1926, in occasione del VII centenario della morte di San Francesco d’Assisi, fu restaurata la facciata della chiesa e fu posta la croce di marmo nella piazzetta antistante, con solenne inaugurazione l’8 agosto da parte del protonotario apostolico mons. Luigi Fiacchi. Chiesa e monastero non subirono danni consistenti durante la seconda guerra mondiale, nonostante i bombardamenti che più volte colpirono Corso della Giovecca. Nel 1955, a seguito del decreto sulla Federazione delle Monache Cappuccine di Santa Chiara, l’abbadessa del monastero, suor Chiara Francesca (al secolo Eleonora Scalfi), fu nominata presidente della Federazione stessa, carica che mantenne fino all’unificazione delle Federazioni nel 1967.

Nel 1957 il monastero fu scelto come sede della Federazione della Clarisse Cappuccine dell’Italia settentrionale, divenendo perciò sede del noviziato comune e del professorio. In breve tempo vennero completati i lavori necessari per accogliere le giovani inviate dai monasteri federati. Il 9 luglio del 1969 sette Cappuccine del Monastero di Ferrara si trasferirono nel nuovo convento di Lagrimone di Tizzano, in provincia di Parma, voluto da Madre Chiara Francesca che rimase alla guida di quella comunità fino al 1988.

Le monache cappuccine hanno lasciato Ferrara nel dicembre 1987 per trasferirsi nel Monastero di San Giovanni Rotondo, nel complesso delle Opere di San Pio da Pietrelcina.

Il terremoto del 2012 ha arrecato danni alla chiesa, provocandone la chiusura. Santa Chiara è stata riaperta al culto il 22 ottobre 2014, dopo lavori di consolidamento e restauro che hanno portato alla luce i resti di una chiesa precedente e di alcune sepolture con lapidi marmoree e che hanno permesso di recuperare l’ex coro e l’annessa torretta campanaria.

Nel 2017 la piazzetta antistante la chiesa è stata dedicata a suor Veronica, al secolo Maria Cesira Pazzafini.


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